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26/05/10

Abolizione delle province con meno di 220mila residenti

La manovra  presentata oggi dal governo vuole eliminare le province con meno di 220mila abitanti. Ma (purtroppo) non tutti sono d' accordo sui numeri degli abitanti residenti, e quindi sui nomi delle province interessate dal provvedimento del governo. Istat e censimento hanno infatti numeri discordanti sui residenti.
Secondo i dati forniti dall'Istituto di statistica a sparire sarebbero nove in tutto: Biella (187 mila abitanti), Massa Carrara (203 mila abitanti), Ascoli Piceno (212 mila), Fermo (176 mila), Rieti (159 mila), Isernia (88 mila), Matera (203 mila), Crotone (173 mila) e Vibo Valentia (167 mila).


E' da tener conto che saranno salvate a prescindere le province di confine e quelle delle regioni autonome.
I dati sulla popolazione non sono precisi.

Inoltre non si sa perchè sia stata usata la cifra di 220mila e non la cifra di 250mila abitanti. Alcuni sospettano che ci siano provincie con una popolazione compresa tra 220mila e 250mila abitanti (quali Prato, Campobasso, Trieste e Rovigo) che abbiano presidenti di provincia appartenenti al centro destra.
Gli unici che potrebbero gioire di questa abolizione sono i giovani studenti italiani, che avrebbero nove province in meno da imparare. 


15/01/10

Tagli alla ricerca, ISTAT: a rischio lo svolgimento del censimento della popolazione

Nel quadro dei tagli generalizzati al sistema della Ricerca, colpisce particolarmente il blocco del Governo sul finanziamento dei prossimi censimenti dell'Istat.

Il 2011 sarà infatti l'anno del censimento della popolazione e delle abitazioni, lo strumento con il quale, ogni dieci anni, viene fotografato lo stato del Paese.

È la più grande indagine statistica in ogni paese civile del mondo, ma il ritardo con cui si sta affrontando la questione da parte governativa rischia di comprometterne la programmazione e la realizzazione.

Sembra quindi che l'intenzione del governo sia quella di continuare, dopo il taglio al bilancio dell'Istituto nazionale di statistica previsto per 30 milioni di euro, nell'opera di smantellamento della statistica pubblica e nella sottrazione, quindi, ai cittadini, dei dati raccolti e analizzati in maniera indipendente e professionale dall'ISTAT.

Ciò è ancora più paradossale, se si pensa che la procedura di infrazione che Eurostat potrebbe far partire contro l'Italia nel caso in cui non si realizzassero i prossimi censimenti condurrebbe ad una sanzione di entità ben maggiore del finanziamento richiesto.

Non vorrei che dietro il blocco dei finanziamenti ci sia l'intenzione di assestare un ulteriore duro colpo alla credibilità dell'ISTAT.

fonte : flcgil.it